Cosa fare quando notiamo un cambiamento nelle abitudini alimentari dei nostri figli?

Tuo figlio o tua figlia mangia troppo o troppo poco?

La preadolescenza e l’adolescenza sono fasi complesse. Nella ricerca della loro identità, i ragazzi mostrano spesso segnali dissonanti che mettono in crisi la normale gestione della quotidianità e perfino lo stare a tavola insieme. Il loro rapporto con il cibo può diventare un riflesso del rapporto che stanno vivendo con il loro corpo in rapida trasformazione.

Nell’ambito del progetto Cuore di Zuppa l’Associazione liberaMente ha
messo a punto alcune linee guida per aiutare genitori e famiglie a comprendere gli stati d’animo che si nascondono dietro un rifiuto del cibo o un’eccessiva voracità.

  1. Mangia in maniera differente rispetto al solito, vuole solo alcune cose, evita altri cibi che fino a quel momento aveva apprezzato, si disinteressa del tutto del cibo oppure al contrario mangia troppo. Il cibo è un veicolo con cui fin da bambini si comunicano delle esigenze: cercate di ascoltarle, di comprendere cosa sta cercando di comunicarvi.
  2. Fate in modo che la tavola sia sempre un momento distensivo, leggero e condiviso. Bambini e adolescenti non devono sentirsi forzati (non serve!) né tanto meno “ricattati”, “insultati”.
  3. E’ importante che i genitori o comunque le figure di riferimento diano il buon esempio a tavola.
  4. Mangiare troppo o abbuffarsi sono solitamente segnali di una mancanza, e questo vale per bambini e preadolescenti. Fate loro sentire che siete presenti, non cercate complicità sulla richiesta eccessiva di cibo perché in realtà in quel momento non ha realmente fame: mangia per colmare una “mancanza”. E’ utile quindi traslare la domanda e spostare la sua attenzione in attività che lo interessano e in passioni che ha, ma anche far sentire ancora di più che siamo presenti, lo amiamo e non lo giudichiamo ma ci siamo per lui, in quel momento.
  5. Se mangia poco o rifiuta il cibo spesso cerca attenzioni. Se ancora piccolo, coinvolgetelo mentre cucinate, fategli toccare e annusare il cibo in modo che non lo senta come qualcosa di estraneo. Se invece è in fase preadolescenziale può essere che stia cercando di manipolare il suo corpo per renderlo più snello e “piacevole”, oppure stia passando un momento difficile legato a questa delicata fase di crescita e sposta sul cibo questa fatica. Cerchiamo di essere sempre presenti e di cogliere questi cambiamenti, per fargli sentire la nostra vicinanza e il nostro interesse verso di lui.
  6. Non esitate mai a coinvolgere degli specialisti. Figure come il nutrizionista o lo psicologo possono essere di grande aiuto in queste fasi delicate di crescita. Consigliamo sempre di parlare apertamente subito e prima di tutto con il pediatra, sarà lui eventualmente a consigliarvi il percorso giusto. Secondo le linee guida dell’American Psychiatric Association (APA, 2012), un lavoro terapeutico efficace sui disturbi alimentari prevede la collaborazione dei genitori e della famiglia, fondamentali alleati del percorso.